Laribiancos

dal romanzo “Quelli dalle labbra bianche” di Francesco Masala

Info produzione

Abstract

Li chiamavano “sos laribiancos”, “quelli dalle labbra bianche”: era il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolé, un paesino della Sardegna ai confini con le foreste del Goceano. Francesco “Cicitu” Masala, nel suo romanzo-capolavoro, mostra gli effetti devastanti e osceni di chi non ha pane per sé e per i propri figli e gli effetti devastanti e osceni di tutte le guerre, in particolare della sciagurata campagna italiana in Russia cui lo stesso autore prese parte. Il nostro adattamento teatrale, scritto nel 1998 su incoraggiamento e con la supervisione di Cicitu, cerca di trasmettere la stessa indignazione contro tutte le guerre e tutte le ingiustizie.

Pierpaolo Piludu

Raccontare storie per non essere raccontati. Raccontare per primi, prima che qualcuno possa raccontarti I figli di Arasolé parlano dei loro padri come se questi fossero i padri di tutti noi. Un gruppo di ragazzi va in guerra e di questi uno solo fa ritorno; ma finché qualcuno li avrà nei suoi ricordi, le loro storie continueranno a correre; finché Culubiancu una volta all’anno suonerà le sue campane, le loro voci dai viottoli di Arasolé si spanderanno nell’aria fino a raggiungere il tetto del cielo. Il teatro si muove, non resta mai fermo; le stesse opere teatrali rappresentate in tempi e contesti diversi danno prodotti differenti. Nella nostra messa in scena il testo di Francesco Masala, Quelli dalle labbra bianche, diventa un grande racconto e nella sua epica prende forma non solo il disagio di ieri, ma anche la “condizione” di oggi. L’attore/narratore assume in se tutte le vicende e i volti di quegli uomini per ridarci, nel sorriso della rappresentazione, delle vite che paiono infinite.

Giancarlo Biffi

Gallery